«Prima mi bullizzava ora siamo come sorelle»


NUORO. «Sono diventata amica del mio bullo, anzi, della mia bulla. Perché la cosa che più conta, alla fine di tutto, è chiedere scusa e saper perdonare». Sette anni dopo il dolore, la persecuzione e l’isolamento, sette anni dopo aver condiviso la stessa esperienza, seppur su fronti opposti – l’una nel ruolo del carnefice, l’altra in quello della vittima – il perdono ha il volto sorridente di due giovani adolescenti dal viso pulito, che entrano in un auditorium ancora vuoto tenendosi per mano. Come due amiche inseparabili e pronte ad affrontare una nuova sfida. E per qualche istante cominciano a tremare. «Non è facile – dice Alessia Spiga, mentre le prime lacrime le rigano le guance – perché qui a Nuoro è la prima volta che ne parlo in pubblico. È qui a Nuoro che tutto è iniziato».

«Ed è in questa città – dirà poco dopo, superando la paura, davanti a una platea di seicento studenti delle scuole superiori nuoresi riunite nella sala convegni dell’istituto Ciusa grazie a un’iniziativa della cooperativa sociale Lariso e al docufilm del giornalista Luca Pagliari – è in questa città, la mia città, che è cominciato ed è successo tutto quanto. È successo che quando io passavo per strada le persone mi fissavano e ridevano di me, si toccavano le parti intime, perché dicevano che portassi sfiga, e che ero una poco di buono. Non mi conoscevano neanche ma dicevano così, per niente. Ecco, per questo, tornare qui oggi a raccontare per la prima volta per me non è semplice: il dolore che mi hanno causato è davvero grande, perché ero emarginata, mi sentivo sola. A scuola mi lasciavano sola, mi scrivevano cose brutte anche sui social, mi sentivo senza via d’uscita e non sapevo come far finire tutto. Fino a quando non sono riuscita ad aprirmi con mia sorella Giorgia, e poi con i miei genitori».

Eppure riesce comunque a sorridere, Alessia Spiga, proprio come anche ieri ripeteva papà Antonio che la guardava dalla platea del Ciusa con lo sguardo sincero del genitore orgoglioso: «Nessuno a mia figlia potrà mai togliere il sorriso». Sorride con i suoi 18 anni pieni di progetti e il sogno di fare la psicologa, la giovane Alessia dai mille ricci ribelli: perché nonostante il dolore profondo che a volte le provoca il ricordo, tra le sedie, lì davanti, scorge il sorriso timido e incoraggiante dell’amica Stefania Fadda. E quello di mamma Rosanna, di babbo Antonio, della preside del Ciusa, Silvia Meloni che le stringe la mano, degli esperti della Lariso, Gianfranco Oppo e Silvio Obinu, che ne hanno seguito dall’inizio il percorso personale, parallelo a quello di denuncia, del presidente del consiglio comunale di Nuoro, Sebastian Cocco, che invita i ragazzi a prendere la storia di Alessia come modello, «e a non voltare mai la testa, a non fare mai gli indifferenti».

C’è lo scrittore Luca Pagliari, che ne ha raccontato la storia in un docufilm e ne ha fatto, insieme alla polizia di Stato, una testimonial nazionale sul tema del bullismo. Ma prima di tutto, ieri, per Alessia, c’è Stefania, la sua Stefania. Un tempo tra i ragazzi che la perseguitavano a colpi di messaggi ingiuriosi, telefonate, chat e social. E oggi, invece, compagna di banco, amica inseparabile, testimone di un percorso di vita e di coraggio.

«Sono diventata amica del mio bullo – dice Alessia, – mi ha dimostrato che si è pentita del suo errore, e ha fatto la differenza, perché per me è stata più amica lei che non tante altre. Lei invece mi ha chiesto scusa e mi è stata a fianco tutto il tempo, a sostenermi, quando avevo bisogno di piangere. E c’è un’altra ragazza che deve essere fiera di quello che ha fatto: si chiama Martina, io non la conoscevo, ma ha avuto il coraggio di venire a farmi i nomi dei suoi compagni che mi prendevano in giro. Ed è andata contro tutti, anche quando le dicevano che era una spia. E a 13, 14 anni, credetemi, non è una cosa semplice neanche denunciarlo in questura. «E a proposito di coraggio – dice Alessia – voglio farvi conoscere Stefania, che per me ora è come una migliore amica, come una sorella, qualcosa di inspiegabile». E poco dopo, dalla platea del Ciusa, come in un piccolo colpo di scena finale, si alza l’altra vera protagonista di questa storia di perdono e di coraggio: Stefania Fadda, la ex bulla diventata migliore amica.

«Io sono stata dall’altra parte – dice – ero una delle persone che ha fatto male ad Alessia, e oggi non è facile dirlo, mi dovete capire. Non riesco a trovare le parole perché Alessia, davvero, è una delle persone che mi ha fatto più riflettere sulle parole lealtà e amicizia. Prima la giudicavo, io ero amica della persona che aveva iniziato a spargere le voci su Alessia, io ho creduto a lui, senza neanche conoscerla, io ci credevo e lo dicevo anche alle persone “Sì, lei è la ragazza che porta sfiga”. Invece quando ho conosciuto Alessia mi sono fatta l’esame di coscienza, ma perché dicevo questa cose? Ma poi ho capito che nemmeno io volevo essere lasciata sola, perché se non le dicevo mi avrebbero lasciata sola. Poi conoscendo Alessia, mi sono presa il suo dolore, e le ho confessato tutto, e mi ha perdonata. Ha capito davvero che ero cambiata. Si può cambiare, davvero, ragazzi, si può migliorare. Vi auguro a tutti un’amicizia come la nostra».

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